La fibrillazione atriale
La fibrillazione atriale è l’aritmia di maggior riscontro nella popolazione generale; si stima che il numero dei pazienti con fibrillazione atriale aumenterà esponenzialmente nei prossimi anni con una prevalenza del 3% nella popolazione adulta e del 10-12% in quella con età superiore agli 80 anni. In ben il 20% degli ictus ischemici cerebrali non si riesce a trovare la causa eziologica che potrebbe essere una fibrillazione atriale misconosciuta. Nella fibrillazione atriale il ritmo del cuore diventa irregolare. Le camere superiori ( gli atri ) invece di contrarsi regolarmente lo fanno molto velocemente ed in maniera del tutto irregolare e scoordinata; questo comporta che una parte di questi impulsi venga trasferita alle camere sottostanti ( i ventricoli ) che si contrarranno in modo veloce ed irregolare creando quel disagio soggettivo avvertito come cardiopalmo , polso accelerato, giramento di testa, affanno a riposo e per minimi sforzi fisici. In altri casi la fibrillazione può non essere percepita dal paziente o esserlo in modo aspecifico. Si definisce parossistica quando la sua durata è breve ( minuti ore o giorni ) e può risolversi spontaneamente o con l’ausilio di farmaci; è persistente quando la sua durata è decisamente più lunga resistendo anche ai trattamenti farmacologici; infine è permanente quando non si riesce a mandar via in nessun modo restando per sempre. La fibrillazione atriale favorisce la formazione di coaguli dentro il cuore che possono “ embolizzare “ in vari distretti del nostro corpo primo tra tutti il cervello dando luogo all’ictus ischemico cerebrale che è la prima causa di invalidità nei paesi industrializzati. Per tale ragione riconoscere la fibrillazione e poterla curare in modo ottimale ( con i farmaci antiaritmici ed anticoagulanti ) significa prevenire conseguenze potenzialmente gravi come l’ictus e lo scompenso cardiaco ( quest’ultimo in agguato quando coesistino cardiopatie particolarmente avanzate ). Per diagnosticarla oggi disponiamo di apparecchiature straordinarie, di facile accessibilità e comune impiego come gli holter che consentono registrazioni che vanno da 24 ore ad un mese, event recorder, misuratori pressori dedicati al riscontro delle aritmie, etc.; quando utilizzati in modo razionale ci consentono di confermare la diagnosi di fibrillazione atriale quando ancora non documentata.
